PER CHI SUONA LA CAMPANA

“PER CHI SUONA LA CAMPANA?”: A BIELLA, UNA SERATA SULLA PREVENZIONE DEI SUICIDI
 
Serata di informazione sulla prevenzione dei suicidi presso la Sala Convegni Biverbanca di Biella
Biella

“Per chi suona la campana?” è il titolo della serata di informazione rivolta alla Cittadinanza ed ai Giornalisti biellesi sulla prevenzione del fenomeno suicidale, che si è tenuta giovedì 10 ottobre 2013, a partire dalle ore 21.00 circa, presso la Sala Convegni Biverbanca di via Carso, 15 nella nostra Città.
L’iniziativa era organizzata dal dottor Roberto Merli, Direttore della Struttura Complessa (S.O.C.) Psichiaria - Unità Modulare 1 Biella del Dipartimento di Salute Mentale e Coordinatore del Gruppo di Lavoro 'Prevenzione del suicidio di paziente in ambito ospedaliero e di cure territoriali' dell’ASL BI, e dall’Associazione Amici del Vernato. L’evento suonava come una chiamata (da qui il titolo “Per chi suona la campana?”) rivolta alla popolazione, alle Istituzioni ed ai Mass media per tentare di arginare e combattere insieme un fenomeno, quello del suicidio, in crescita ultimamente sul Territorio nazionale e anche nel Biellese.

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Oltre al dottor Merli ed a Nina Ortone, Presidente dell’Associazione Amici del Vernato, sono intervenuti, in qualità di Relatori, Demetrio Missineo, Prefetto di Biella; Giuseppe Paschetto, professore della Scuola secondaria di 1° grado di Valle Mosso che ha spiegato il Progetto 'Uno sguardo dal viadotto, vicino e lontano' con il fine di realizzare dei dissuasori comunicativi (cartelloni o manifesti) da parte degli studenti; Roberta Invernizzi, scrittrice.
I saluti istituzionali sono stati affidati a Vanna Milani, Assessore alle Politiche Sociali della Città di Biella in rappresentanza del Sindaco Dino Gentile, ad Angelo Penna per la Direzione Generale dell’ASL BI e ad Adriana Paduos, Vice Presidente dell’Ordine dei Medici, Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Biella.
Ha moderato l’incontro il giornalista Silvano Esposito, Direttore Responsabile del bisettimanale 'Il Biellese'.
 
Nel corso della serata sono stati presentati alcuni dati di attività della S.O.C. Psichiatria Unità Modulare 1 Biella dell’ASL BI, le collaborazioni in corso tra Sanità pubblica, Enti, Istituzioni e Mass media per favorire la prevenzione del suicidio ed alcuni Progetti tra i quali la protezione con barriere di ponti a rischio, i cosiddetti 'hotspots' (il viadotto della Pistolesa ed il ponte della Tangenziale di Biella). Sono stati, inoltre, proiettati alcuni video, tra i quali l’intervista del dottor Roberto Merli ad una persona che ha attraversato una crisi: 'Il ponte' per la regìa ed il montaggio di Michele Trecate.
 
Spiega il dottor Merli: “Prevenire il suicidio è possibile. Partecipare alla sua prevenzione anche. Ciascuno può, dunque, fare qualcosa per combattere il fenomeno: il singolo individuo, i familiari di una persona che esprime disagio, le istituzioni, le scuole. Tutti possono impegnarsi in questa sfida, per esempio apprendendo le basi di primo intervento per scongiurare un imminente tentativo di suicidio”.
 
Per quanto riguarda il ruolo del Servizio sanitario, Roberto Merli ha attivato nel Centro di Salute Mentale di Biella, un Team di crisi a sostegno delle persone che hanno tentato il suicidio o che hanno vissuto un momento di crisi per il quale hanno pensato di togliersi la vita. Da Gennaio 2013 ad oggi, ben 80 persone si sono rivolte agli Specialisti del Team, che offrono colloqui individuali per aiutare a gestire e superare la crisi in atto.
 
Una persona che vive un momento di crisi suicidale non è necessariamente affetta da depressione o da turbe psichiche; in molti casi, infatti, si tratta di individui che non riescono ad affrontare con lucidità un momento difficile, legato a diversi fattori (economici, sentimentali, lavorativi, familiari). Farsi aiutare in un momento di debolezza è dunque un gesto di intelligenza strategica. Chi sta vivendo una crisi intensa non può pensare di farcela da solo. Ecco perché chiedere aiuto è il primo passo per poterla superare. L’idea o l’atto del suicidio possono essere il risultato di un percorso di sofferenza che perdura da anni e che, al culmine, scatena una sorta di “miopia psicologica”. La persona che si suicida non cerca la morte, vuole fuggire da una sofferenza che deriva da una serie di problemi che non riesce ad affrontare: è la fuga da una sofferenza mentale intollerabile.
“Accorgersi dei segnali di allarme non è sempre facile - conclude il dottor Merli -. La persona in crisi tende a comunicare la propria sofferenza tramite allusioni che sono spesso difficili da cogliere anche per un familiare e che, in molti casi vengono sottovalutate. Il consiglio, qualora emerga il sospetto che un proprio conoscente o congiunto sia realmente in crisi, è rendersi disponibile all’ascolto e convincere la persona a farsi aiutare”.